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SCRITTURA BREVE

IN AGGIORNAMENTO

 


Portami

Portami via, portami via lontano. Oltre la linea dell'orizzonte, dove il sole si spezza a metà. Portami dove la pioggia è calda, dove il mare è profondo e salatissimo, dove hanno avvistato sirene che non si sono viste mai. Portami sull'Isola del Tesoro, sopra una nave dei pirati, lasciami comandare mentre il vento fa cadere in acqua il mio cappello, ridicolmente troppo grande per me. Portami su una terrazza gigantesca, soffocata da glicini e bouganville. Occultata da profumi dolcissimi e viola, sotto un cielo stellato che la copre col tatto di una coperta orientale. Portami nei sotterranei del mondo, dove la Terra custodisce la sua forza. Vieni con me ad esplorarli, mentre zolfo e vapore ci cuociono la pelle e noi capiamo la paura di morire. Portami nella casa con i muri sbagliati, quella senza prospettiva, e poi sul grattacielo più dritto che ci sia. Portami dove non fanno musica, dove tutto tace, portami dove il silenzio è sacro e le note sono bandite, ma le parole no. Portami lontano da tutto quello che conosco, e ti amerò.

 


Gialla e a tutto tondo

La vedo, e ha come cappello una primula gialla.
Con venature indaco violette fino al centro e una trama trasparente attraverso cui filtra il sole.
Le ombre le ritagliano la luce sulla faccia, un puzzle acceso di scintillanti geometrie.
Attorno a lei, una giostra pazza di profumi. Rosmarino, salvia, oleandro, arance, limoni in vaso, terra bagnata da lacrime di gioia e tenerezza. Crema solare e i primi piatti tentati, l’odore di un blocco di ricette acerbe come seni. Ananas e smalto per le unghie, l’amicizia, la mandorla e il sudore, le note di benzina dalle macchine in cortile.
Profuma tutto quello che circonda, e tutto ciò che la circonda la profuma.
Si muove lenta, che io ricordi è stata la più lenta di tutte. Ma anche la più gialla, enorme e calorosa, e anche la più spessa, sembrava una polenta. Ci avvolgeva tutti, sotto il suo cappello strano, e l’oro ci restava tra i capelli e dentro gli occhi, inciso anche nelle iridi più scure.
Ballava con noi e noi con lei, quando da gialla diventava blu, e arrivavano le lucciole a farla scintillare. Agitati sull’erba seguivamo la musica, e chi faceva le ruote, chi si rompeva una caviglia e chi si innamorava.
Gialla e a tutto tondo anche di sera, calda sopra le nostre morbide braccia.

Era l’estate di tanti anni fa.


C’è tutto un mondo

C’è tutto un mondo negli occhi del mio cane. C'è dove sei stata sono ore che ti aspetto. C’è aprimi la porta aprimi la porta aprimi la porta. C’è cosa stai mangiando sembra buonissimo e io sono un cagnonissimo con gli occhionissimi. C’è ti difendo io. C’è a cosa stai pensando? Io alla pallina. C’è grattaaaaaaaaami. C’è ma quest’anno non si va in vacanza nei boschi io e te? C’è non mi porterai mica di nuovo dal veterinario. C’è sono gelosissimo. C’è posso salire sul letto con te? C’è hai visto avevi detto no e invece sono venuto lo stesso. C’è ma dove sei finita ti odio quando ti nascondi mi farai venire un infarto! C’è che tenerezza voi umani scegliete sempre lo stesso posto poi è normale che vi si trova subito. C’è FAME. C’è che bello dormire sotto il tuo letto quando fuori piove. C’è me la faccio sotto coi temporali. C’è ti prego ti prego ti prego fammi uscire che tra 10 minuti passa il postino gli altri lo stanno già aspettando tutti. C’è quanto mi mangerei il postino. C’è ti voglio bene da morire. C’è allora questo bidet si attiva o no? Ho sete. C’è mi raccomando adesso dormo un po’ non spostarti da lì senza avvisarmi. C’è oddio cos’è questo rumore fiuuuuu sei ancora lì. C’è ok 2 gatti e un cane ma che cane. C’è quel gigantesco cuscino è la cosa più sexy che abbia mai visto. C’è non mi disturbare (mentre lo tolgo dal cuscino). C’è pigna pigna pignaaaaaaaaaaaaaa. C’è chiedimi se sono felice, che ti rispondo sì.

Vorrei un taxi

tu…tu…
tizia: radio taxi milano
gaia: salve, vorrei un taxi simpatico in piazzale cadorna 27
tizia: un taxi come?
gaia: simpatico
tizia: ma in che senso scusi?
gaia: nel senso di simpatico. non è difficile. voglio un taxi ma col tassista simpatico. se no non lo prendo.
tizia: ….
gaia: ….
tizia: ….
gaia: ….
tizia: …. senta…otranto 68 in 3 minuti le va bene?
gaia: è simpatico?
tizia: non lo so signora!
gaia: e allora si informi. deve essere simpatico se no no, non confermo.
tizia: (attesa)
tizia: signora, dice che sì, è simpatico.
gaia: ma questa è la sua opinione
tizia: DI CHI?
gaia: di lui stesso. scusi, chi è che non si definirebbe simpatico? non lo so se c’è da fidarsi.
tizia: SIGNORA!
gaia: non mi chiami signora, mi chiamo gaia
tizia: ….
gaia: ….
tizia: allora lo vuole otranto 68 in 3 minuti?
gaia: e va bene…ma se non è simpatico poi la richiamo.
tizia: …….arriva il taxi…otranto 68…in …3 minuti
gaia: ….mi raccomando….simpatico….














Il Momento

Sera senza lucciole, che non ci sono più.
Un panino ed una birra fredda, la mia cena consumata in auto prima di rientrare a casa.
Sul sedile accanto al mio, 25 cm di lavoro portato fuori dall’ufficio.
Ho lo smalto sbeccato, ma non m’importa.
Alla radio le solite notizie, di quelle che non ascolti pur ascoltando.
Ogni tanto una canzone, con un brutto testo e troppo poca chitarra.
 
Una macchina rossa si ferma poco lontano dalla mia.
La silenziosa legge dei parcheggi in Autogrill, che io tanto amo: se c’è spazio abbastanza per non appiccicarti a qualcuno, non farlo.
Grazie, persone nella macchina rossa.
 
I fari si spengono, l’abitacolo si accende.
I profili nebbiosi di prima prendono forma, improvvisamente reali.
Una bella famiglia.
Mamma e papà, di poco più giovani di me, e due bambini.
Un maschietto, con i capelli corti e un gran movimento addosso.
Avrà… non so, forse 5 anni. Non sono brava a datare i bambini.
E poi una femmina, piccola, piccolissima, con solo tre riccioli in testa.
Rosso peperone.
La mamma la tiene in braccio come fosse un uovo.
Almeno, a me sembra così.
 
L’uomo ed il bambino scendono dall’auto, forse per andare a comprare qualcosa.
Il piccolo saltella, fa domande, piazza le mani sopra i finestrini, ridendo della sagoma unta che si lasciano dietro.
Vieni, dice il papà.
Andiamo.
 
In macchina restano loro due da sole.
A luce spenta, sagome abbozzate dal bagliore dei lampioni più in là.
Lei si scopre un seno.
Piccolo, col capezzolo aguzzo.
Muove il piccolo ovetto coi ricci verso di sè, con una dolcezza incantevole, finché questo si attacca e comincia a succhiare.
Io osservo, ma senza guardare, gli occhi che stanno su un lato come ai pesci.
 
I tre riccioli rossi vanno su, e giù, al ritmo lento del respiro e di una fame enorme in realtà piccolissima.
Poi la donna si piega in avanti.
Apre una mano, tutta, come se volesse ricordarsi del numero cinque.
La avvicina all’ovetto, fino a toccarne la testa, e poi produce una carezza gigantesca, gommosa, placida e tenerissima, soffice eppure forte, calda come un panno di lino che è rimasto sette ore sotto il sole.
Una, due, tre carezze lente, su tutta tutta la testa, con tutta tutta la mano.
E ogni cosa dentro la sua macchina ed anche nella mia grida “Mamma!”, perforandomi prima il cuore e poi i finestrini.
 

 
Ho ancora vetri rotti su quel che rimane del mio scialbo panino.
Alla radio le solite canzoni, con un brutto testo e un arrangiamento un po’ così.
 
Forse è arrivato il momento, mi dico.

 




FAKEBURGER / ricetta

 

INGREDIENTI: 1 melanzana rotonda, 1 tubetto di Ortolina, una cotoletta di soia, 7 padelle antiaderenti, pane azzimo&erbe amare (in vendita in tutti i cimiteri)

PROCEDIMENTO

Mettete sulla piastra ad induzione 4 padelle ed accendete i fuochi a potenza 8.

Non aggiungete olio perchè tanto sono antiaderenti.

Dopo circa 1 minuto noterete abbondante fumo nero apparire dal fondo delle padelle. È segno che è stata raggiunta la corretta temperatura di melanzanatura. Verificate con un dito e procedete.

Palleggiate la melanzana contro il muro per ammorbidirla (evitate il bagher, troppo aggressivo), quindi tagliatela a fette nel senso sbagliato.

A questo punto le padelle avranno raggiunto il punto di lava.

Buttate in una di esse la cotoletta di soia ancora congelata, coprite immediatamente con un coperchio e correte fuori dalla cucina fino a quando il coperchio non avrà smesso di bussare. [Nota importante: non apritegli mai]

Rientrate in cucina.

Disponete una fetta di melanzana in ognuna delle 6 padelle. Avvertirete come un fischio, atroce e fortissimo. Nessuna paura, state andando perfettamente. È il normale suono che fa la melanzana quando si sgonfia. Tipo canotto.

Cuocete le fette girandole spesso con una lunga cesoia retraibile per giardinaggio fino a quando non saranno praticamente sparite.

Spegnete tutto.

A questo punto spalmate ogni fetta di melanzana con un filo di ortolina in tubetto. Come cos'è l'ortolina???

È un concentrato di pomodoro che risale a prima della guerra, forse, credo. Vive nelle dispense di tutte le vecchie che vanno a fare la spesa dal pizzacagnolo ed è sempre la prima della lista. Ha un sapore tra il pomodoro e le bombe inesplose. Fine digressione.

Nell'unica padella che ha ancora il manico impilate gli ingredienti: una fetta di melanzana, mezza cotoletta, melanzana, mezza cotoletta e finite con una melanzana.

Ricordatevi di mettere la più brutta in alto perchè siete scemi.

Coprite con una settimana enigmistica, e lasciate riposare finchè non avrete finito di mangiare quello che avete ordinato da fuori.

Servite il fakeburger guarnito con erbe immaginarie (o un'oliva vera).

 


Vorrei

Vorrei essere un gatto. Uscire a quattro zampe a notte fonda e andare ad esplorare quello che di giorno non c'è. Vorrei saltare sopra i muri senza neanche un rumore, come una piuma che atterra sulla neve. Sgattaiolare sotto le macchine parcheggiate, dentro i cespugli, sulle tettoie, dietro i tubi di scolo. Vorrei sentire il mio corpo che si piega flessuoso e veloce, che mi porta dappertutto senza il minimo sforzo, perfetta macchina da guerra nata per il sottobosco. Vorrei vedere il mondo grande, come succede a chi è piccino, vorrei stupirmi di quell'enormità. Vorrei correre, frugare, cacciare, aspettare, annusare una natura grandissima, che arriva fino al cielo e poi sparisce. Vorrei vedere perfettamente al buio, con i miei occhi obliqui e precisi. Cogliere tutti i dettagli senza essere visto, scorpacciate di cose vicine e lontane. Vorrei seguire il mio istinto, la mia indole peregrina, fino ad arrivare nei punti più impensati. Un boschetto, un cestino della spazzatura, il giardino di un altro come me. Vorrei incontrare altri gatti, tutti soli, che girano in questo mondo scuro e silenzioso riservato solo a noi. Vorrei avvertire l'odore freddo del buio con il mio naso breve ma intenso. Respirarlo a fondo, e sentirlo scendere acquoso nella mia pancia vuota facendomi rizzare i peli della coda. Vorrei uscire dal cancello alle due, senza avvertire nessuno, facendomi stretto e sottile e passando tra le grate per poi riacquistare la mia forma normale. Vorrei essere un gatto per evadere ogni notte, eccitato come la prima volta, come se fuggissi da una prigione, e vedere il mio pelo tradito dalla luna, che un secondo dopo non si vede più.

 


Chi siamo

[testo istituzionale] Noi amiamo definirci una boutique del design. Un luogo intimo ed accogliente, proprio nel cuore di Brescia, sotto i portici del corso cittadino. Nella nostra palazzina di quattro piani ospitiamo allestimenti accuratamente realizzati, che propongono selezioni sempre diverse di prodotti firmati dai più prestigiosi e noti marchi di design, sia italiani che internazionali.

Ci distingue dagli altri la dimensione intima e raffinata, che si riflette anche nei più piccoli dettagli. Non abbiamo scelto una palazzina storica per caso. Crediamo che il design di valore meriti uno spazio ricercato, capace di esaltarne la bellezza e la suggestione. Crediamo che l’esperienza in negozio debba avere un sapore speciale, esclusivo, prezioso. Crediamo che il cliente abbia bisogno del proprio tempo per guardare, toccare, esplorare liberamente, perché il design è soprattutto emozione e l’innamoramento – anche verso un oggetto – richiede intimità e pazienza. La nostra filosofia si basa sull’offerta di prodotti ricercati, su una consulenza intelligente ed esperta, sulla creazione di una dimensione “esplorativa e poetica” dell’arredo e su un servizio attento e puntuale, dall’accoglienza in negozio all’assistenza post-vendita.

Potete venire a trovarci semplicemente per dare un’occhiata, approfittando di una passeggiata nel bellissimo centro storico di Brescia per visitare il nostro showroom. Avrete piena libertà d’esplorazione, e qualcuno che sarà sempre pronto a rispondere alle vostre domande con competenza e gentilezza. Oppure potete contattarci perchè avete già in mente un prodotto a cui vi siete appassionati. Saremo felici di mostrarvelo o illustrarvelo, suggerendovi – se lo desiderate – anche ambientazioni o combinazioni con altri elementi d’arredo capaci di rispondere pienamente al vostro gusto.

Potete anche decidere di affidarci la progettazione completa dei vostri spazi abitativi. Noi di Riva Arredamenti progettiamo ambienti di lavoro da oltre cento anni, dall’impiantistica strutturale alle soluzioni d’arredo più raffinate. La divisione Casa ci impegna in modo diverso, guidando la nostra progettazione verso direzioni più emozionali e creative ma ugualmente solide ed intelligenti. Siamo forti anche di una grande esperienza nella realizzazione “su misura”, che vi rende sicuri di poter sfruttare al meglio i vostri spazi indipendentemente dalla loro conformazione: ad assecondarla e valorizzarla, penseremo noi.

Il nostro nome è garanzia di serietà, qualità, gusto e servizio dal 1908.
Ed è interamente a vostra disposizione.

Vi aspettiamo.


WALLET - NAMING E BROCHURE DI PRODOTTO

 

QUESTA STANZA NON HA PIÙ PARETI

Le pareti di una volta non ci sono più. E meno male! Quelle di oggi si sono evolute, specializzandosi nell’arte del trasformismo. Hanno rinunciato all’abitudine di restare ferme sulle proprie posizioni, facendo della mutevolezza una risorsa preziosa. A volte si dimezzano, altre spariscono del tutto. Creano intorno a te un ambiente raccolto, ma ti consentono un affaccio sull‘esterno che dà il giusto respiro al tuo spazio. Si orientano in base alle tue esigenze, permettendoti di cambiare posizione ogni volta che vuoi. Sono le migliori alleate del tuo ufficio e della tua casa insieme, ma senza fare preferenze.

Visto che sono vanitose - e che a loro piace il bello come a te -  abbiamo pensato anche a come vestirle con gusto, ma senza dimenticare la funzionalità. Le nostre soluzioni ti consentono di personalizzare l’estetica di ogni superficie, affinché Wallet si inserisca armoniosamente nella tua abitazione, secondo il tuo stile.

 

IO VEDO IL CIELO SOPRA NOI

Il soffitto, invece, va in vacanza per sempre. Ma non ti preoccupare: l’intimità del tuo ambiente di lavoro no.

 

QUANDO SEI QUI CON ME

Quando Wallet è con te, lavorare diventa più semplice. A questo scopo l’abbiamo dotato di tutto il necessario per garantirti uno spazio comodo e funzionale:

a) Impianto di prese elettriche e jack di rete, accessibile anche dallo sportello top access posto sul piano di lavoro
b) Presa esterna per alimentazione, dotata di interruttore
differenziale magnetotermico di sicurezza
c) Impianto di illuminazione interna con strisce a led incassate lateralmente
d) [opzionale] Faretti collocati sulla parte superiore del mobile, orientati verso l’alto per l’illuminazione d’ambiente
e) [opzionale] Attrezzature di servizio e completamento come vaschette, mensole e contenitori
f) Piano di lavoro parzialmente ribaltabile, per aumentare la profondità fruibile
g) [opzionale] Dispositivo elettromeccanico di sollevamento per la modifica dell’altezza del piano di lavoro (fino a posizione eretta)
h) Chiusura elettromagnetica dello sportello ed apertura sicura con medaglia codificata

 

NOI CHE RESTIAMO QUI

Wallet non nasce solo con l’intento di rispettare l’ambiente domestico in cui viene inserito, ma anche con quello di valorizzarlo. Le sue pareti si collocano nel tuo spazio e lo riorganizzano,  facendo da sfondo ad angoli esteticamente originali ed offrendoti spunti per nuove ed inaspettate soluzioni d’arredo. Camaleontica, la personalità di Wallet cambia a seconda degli accessori con cui lo arricchisci, rispecchiando lo stile tuo e della tua casa.

 

COME SE NON CI FOSSE NIENTE, PIÙ NIENTE

Wallet sa rendersi protagonista, ma all’occorrenza non teme di farsi da parte. Quando lo chiudi si mimetizza nell’ambiente con discrezione, e grazie alle rotelle può essere spostato dove vuoi. Hai visto quanto spazio?


COMUNICATO STAMPA

 

Gaia Riva vince il PWI 2010 nella categoria Copywriting

Gaia Riva si aggiudica il Premio Web Italia 2010 per la categoria Copywriting con il sito www.gaiariva.it/flashsite.

Così si esprime la giuria: “Il premio viene assegnato per la delicatezza e la cura con cui il testo si amalgama alle immagini e per la capacità di far emergere attraverso micro-narrazioni il mondo e la sensibilità della cantante”.

Gaia Riva è una cantautrice italiana. Dapprima artista della scuderia Sony BMG - e successivamente della casa discografica indipendente Oyez! - Gaia ha da poco scelto la strada dell'indipendenza.

Il web ha sempre costituito per l’artista un fattore critico di successo. All’esordio della sua carriera (2006), Gaia apre un blog per raccontare al pubblico la propria avventura musicale: un modo alternativo per raggiungere un target più ampio senza passare attraverso canali tradizionali come radio e TV, da sempre di difficile accesso per gli artisti emergenti. Questo primo approccio con il web viene accolto da un grande ed inaspettato consenso, che sfocia in un massiccio incremento del numero dei fan nonostante la scarsa promozione ed un’attività musicale prevalentemente orientata al lavoro in studio piuttosto che alle esibizioni live. Molte delle uscite discografiche di Gaia raggiungono le prime posizioni su iTunes esclusivamente grazie al lavoro svolto in rete ed al rapporto continuativo con followers e sostenitori (più di 1000 pagine di blog, ad oggi), affezionati non solo alla sua musica, ma anche al “personaggio” ed al modo personalissimo in cui viene raccontato.                 

Con il tempo, il network online di Gaia si allarga e perfeziona; la presenza dell’artista sul web si consolida e diviene più capillare ed accurata.

Animata da una grande passione per la scrittura e per la comunicazione in generale, Gaia ha sempre gestito in prima persona l’ideazione e l’implementazione dei propri spazi, curandone sia l’impostazione concettuale che quella contenutistica e grafica. Sua è l’idea delle Vetrine Digitali, micro-siti web ad alto impatto visivo legati ad ogni singolo/album messo in commercio: una sorta di carta d'identità estetica ed emotiva delle varie uscite discografiche, concepita per arricchirle di sfumature grafiche e semantiche. 

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Il sito in gara è stato realizzato da Gaia - che ne ha sviluppato concept e contenuti - con la collaborazione di Bernadette Moens per la parte grafica e di Silvia Caricati per quella di programmazione.

L'obiettivo dell'artista era quello di creare un sito ad elevata personalizzazione da affiancare al Blog, che fosse caratterizzato da un’identità estetica riconoscibile in linea con la successiva uscita discografica “Tutto Cade”. Un sito esplorativo, “profondo”, quasi "concettuale”, che vuole spingere il visitatore a riflettere ed approfondire non solo la musica, ma anche la persona.

Non si tratta dunque di un sito iper-veloce ed iper-connesso, ma di un microcosmo intimo pieno di sfaccettature - poetiche e d'immagine, visive e sintattiche - fortemente legate all'artista che rappresenta. La fisiologica scrematura di target connessa a questa scelta, per certi versi controcorrente rispetto alle tendenze generali, ha aiutato a selezionare i visitatori davvero capaci di interessarsi ad un progetto musicale non superficiale, intenzionati ad "andare a fondo".

 

Sun Music è particolarmente orgogliosa del riconoscimento ottenuto dall’artista nella categoria Copywriting. L’obiettivo di colpire le persone (giuste) attraverso un approccio comunicativo poetico e sottile viene raggiunto pienamente solo se la “dimensione copy”, in tutte le sue sfumature, è abbastanza forte da essere colta e compresa. In questo senso, Copy-Webwriting non ha significato solo la preparazione dei contenuti scritti, ma anche lo studio delle immagini e del modo in cui si integrano con la parte testuale, delle animazioni (volutamente scarne, quasi “burattinesche”) e dello stile grafico vero e proprio, volto a rafforzare l’intera linea comunicativa.


20 RAGIONI (PER STARE CON ME)

 

20 ragioni

Per stare con me

(1) I fondi del caffè che leggerò per te

(2) I miei mille racconti se non dormirai alle tre

Di una notte senza luna in cui poesia, nessuna

(3) E le mie belle mani su di una tovaglia scura

 

(4) Il mio sorriso aperto e bianco schiuso come un fiore

Curvo sopra ogni tuo raffreddore

(5) Gli occhi, (6) la bocca, (7) la goccia che fa traboccare il vaso

E che, lo giuro, ogni volta ti lascerà steso

 

20 ragioni

Per stare con me

 

(8) Il mio cervello tutto, tutto a tua disposizione

(9) Ed il mio corpo che lo seguirà con attenzione

(10) Arancia (11) mora (12) polline (13) vaniglia e (14) rosa bianca:

L’odore che ha la mia pelle quando sono stanca

 

(15) Sapere che non sempre ti potrò dare ragione

(16) Trovare insieme a me il bello dentro un’ossessione

(17) E poi ancora la mia voce, la mia voce, la-mia-voce

Precederà i tuoi passi come fosse luce

 

(18) La linea della vita che allungherò per te

Facendo una magia a cui crederemo in tre

Io tu e quello che ci unisce

E che non si consuma mai, come per le bambole

 

(19) La forza e (20) il senso dell’orientamento

Con cui ti porterò lontano

 

20 ragioni

Per stare con me


SILENZIO

 

Ogni tanto ci ripenso

E ancora ci penso

A quando mille chilometri erano un soffio

E due metri un abisso

A quando anche un temporale era dolce come miele

Sceso in gocce per farmi calmare

A quando la notte era gioia e non dolore

E a quando ad ogni viaggio mi nasceva un racconto dentro

Come fosse un figlio nostro

A cui davo un nome strano

E bellissimo

Nella mia pancia, emozioni

Vibranti ed acquose come rose

 

Se questa fosse una canzone inizierebbe dal finale

Con un violento silenzio

Più assordante di qualunque musica venisse dopo

Di qualunque musica venisse dopo

Di qualunque musica ci fosse dopo

 

Non mi illudo. Non ti ho spezzato il cuore.

Non ti illudere. Non mi hai spezzato il cuore.

 

Ogni tanto ci ripenso

E ancora ci penso, a quando

Ogni oggetto era un possibile dono

Da farti come regalo

E la tua faccia inventata, “grazie”

La ricompensa più grande, a quando

Mi vedevo imperfetta sempre

Perché pensavo a te perfettamente

Eravamo la farfalla e l’elefante, ricordi?

Per sempre divisi

 

Se questa fosse una canzone inizierebbe dal finale

Con un violento silenzio

Più assordante di qualunque musica venisse dopo

Di qualunque musica venisse dopo

Di qualunque musica ci fosse dopo

 

E avrebbero tutti già cambiato stazione

Se fosse una canzone

Ed è questo che volevamo

Non farci sentire

Non farci sentire

Non farci sentire (sei contento?)

Siamo stati bravi da morire


Senzanome Luciano

Oggi non è stata una buona giornata.
Mi sono svegliato infreddolito, con la punta delle dita che sembrava la capocchia di un fiammifero di cera, un pistillo rosso fuoco sopra uno stecchino bianco. Non solo le dita che stavano fuori dal guanto, che il mio guanto – sì, ne ho solo uno – ha diversi buchi per solo cinque dita. No, anche quelle dentro. Il freddo di Milano sa essere bestiale certe notti, specie quando la tua casa è immensa, con i soffitti altissimi, le statue e le colonne, specie quando la tua casa è la stazione centrale. E allora succede che ti svegli con le dita che per ironia sembrano cerini per accendere il fuoco, ma non è che ci puoi fare molto se non strofinarle. E quando va bene ritornano ad essere dita, ma non fanno accendere nessuna scintilla. peccato, perchè mi farebbero comodo delle dita che portano il fuoco, mi farebbero davvero comodo nel bel mezzo dell’inverno di Milano.

Mi sono svegliato da un sonno che in realtà era ancora veglia, questo perchè io non riesco mai a dormire davvero. Sono come una cacca di piccione, pestata da tutti, invisibile, sporca. Anzi, forse sono proprio il piccione, perchè sono diventato grigio come il pavimento su cui dormo, come gli abiti che porto addosso e che non ricordo più come ho avuto, come questo cielo che raramente sorride e che sembra fatto del materiale con cui sono costruite le lattine. dentro, intendo.
Lo so perchè le apro le lattine. Sono utilissime per un sacco di cose, per uno come me. Per tenere le monete quando le chiedo. Per conservare l’acqua o gli avanzi di cibo, anche se il cibo non mi avanza mai. Per guardare il mio riflesso e pensare che sono diventato proprio brutto. Un brutto piccione, o la sua brutta cacca.

Però adesso che mi devo riaddormentare, anche se la mia giornata non è stata buona, io sorrido.
Perchè domani magari non andrà male come oggi. no, potrebbero succedere tante belle cose, tante cose migliori rispetto a quelle di oggi, che poi non è che sia successo granchè.
Ad esempio potrebbe spuntare il sole. Che bello se spuntasse il sole. Me ne andrei al parco e starei fermo come una monetina sul marciapiede fino a diventare incandescente. Con le dita tutte aperte a ventaglio, anche quelle dei piedi, che le mie dita hanno bisogno del sole come di un balsamo caldo e riparatore, e anche la mia anima, che è più importante delle mia dita anche se a volte non ne sono mica tanto sicuro.
Lì al parco poi potrei mangiare un panino, un bel panino con dentro la salsiccia e tutte le salse, che costa quasi 5 euro in quel baraccchino che fa sempre quel buon profumo di cipolla e di maiale. Io non so suonare nessuno strumento, non ho figli o cani con cui intenerire le persone, anche se un cane mi piacerebbe, ma non per intenerire, per farci caldo a vicenda e perchè ai cani non importa se sei un uomo o un piccione. E ai cani piacciono anche le cacche, e andremmo certamente d’accordo. Quello che volevo dire è che la gente non mi dà molto. Non faccio abbastanza pena o forse invece pensano che io sia qui perchè l’ho deciso. Un amico che ora non c’è più l’aveva scelto per davvero. Aveva mollato tutto ed era venuto a fare l’ubriacone senza futuro. Non mi ha mai voluto dire perchè, non parlava mica tanto come me lui, e alla fine va bene così perchè io sono bravo a parlare ma ad ascoltare mi stufo. Ha detto solo che tanti barboni francesi sono uomini di cultura e poi anche che a volte la vita non ti merita, e così tu dalla vita devi scappare, che magari le fai un dispetto. Io questo concetto non l’ho mai ben capito, anche perchè quando Gigi è morto, così si chiamava, era lui a non avere una faccia molto allegra, e non la vita che restava.
Magari però domani qualcuno mi darà più del solito, e io potrò andare al parco con il mio bel panino fumante sotto il sole, e sarà una giornata bellissima.

Oppure potrebbe capitare che qualcuno butti via un cuscino dentro i cassonetti. Vado a vederci sempre, tutte le mattine e tutte le sere. La cosa che desidero di più è avere un cuscino. Non mi pesa dormire per terra, o dentro coperte sporche e pungenti come lastre di ghisa. Mi pesa dormire sopra le mie mani. Vorrei che la mia testa stesse bene di notte, perchè farei sogni migliori, e perchè io sono sicuro che quando uno sta un po’ comodo anche i suoi pensieri si rilassano.
Ecco, magari domani è la giornata giusta, devo fare il giro anche da dietro.

Oppure oppure, ma questo è un potrebbe succedere che non succederà, che quasi ho paura a dirlo, potrebbe tornare Shamila. Io lo so che Shamila non torna, sono cinque anni che non torna, forse Shamila è persino morta o ha cambiato stazione o città o anche paese e figurati se torna qui da me, anche se le ho voluto così tanto bene. Però ecco, adesso che devo pensare a domani posso anche pensare che Shamila potrebbe tornare. Lo so cosa mi direbbe, sembri stoppa da idraulico e hai le briciole nella barba, lei non sopporta le briciole nella barba e io non le riesco mai a levare tutte, anche perchè la lattina come specchio non è che sia proprio una comodità. Però io le darei un gran bel bacio lo stesso. Mi piaceva tanto Shamila, ma tanto tantissimo. Anche se poi non era mai stata bella, bella come si intende in generale o qui a Milano, con tutte quelle signore e signorine che sembrano fenicotteri su scarpe alte alte e dietro occhiali grandi grandi che pare tutto costruito per fare dire a cappuccetto rosso che scarpe grandi che hai, che occhiali grandi che hai, e tutte quelle cose belle e da ricchi, che sono quasi sempre grandi. No, Shamila era bella di una bellezza grossa e rotonda, ecco, lei non aveva bisogno di scarpe grandi o occhiali grandi, era grande lei, quindi vedete che è vero che era bella, forse anche nel modo di Milano. Mi piacciono le donne grasse. Sono morbide e calde e hanno sempre un profumo di polenta dolce che non le abbandona mai. E per me che mangio poco è come stare dentro una scatola di biscotti chiusa col tappo, e annussare e toccacciare e fare una grande scorpacciata di cose burrose e noccioline tostate. Ed è bellissimo, le donne dovrebbero sempre essere così, ci siamo già noi uomini che siamo duri e odoriamo di benzina e finocchio.
E lo so che Shamila non torna, però oggi ancora non è domani, quindi ancora Shamila non è non tornata domani.
Sto diventando un filosofo come Gigi, magari lo sono sempre stato, Gigi sarebbe fiero di me.
Oggi non è stata una buona giornata, ma domani forse sì.

*** dedicato a te, senzanome Luciano